Architettura in Sicilia (1415-1535)

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Il volume contiene la prima organica ricognizione del patrimonio architettonico della Sicilia in età compresa tra il 1415 e il 1535. La prima data è quella dell’arrivo in Sicilia del primo vicerè aragonese, Juan de Peñafiel, e la seconda quella del viaggio nell’isola dell’imperatore Carlo V. È proprio in questo spazio di tempo che nella civiltà, nella cultura e nell’arte siciliana si esercita più stabilmente e coerentemente l’influenza della Spagna. È per tramite della Spagna che giunge il colto linguaggio del gotico europeo che, se da un lato toglie la Sicilia dall’isolamento culturale in cui essa era stata nel secolo precedente, dall’altro le permette di recuperare il passato in funzione di aggiornate espressioni di cultura artistica.

Lo sviluppo e l’adeguamento a livelli internazionali della civiltà artistica siciliana furono resi possibili da quel processo di crescita in senso moderno e borghese della vita socio-economica dell’isola in forza della ripresa del commercio marittimo e del rinnovato interesse per l’agricoltura. A beneficiarne fu particolarmente l’architettura che si espresse in una serie imponente di opere comprese entro una notevole varietà di tipi edilizi (dimore signorili, logge mercantili, ospedali, palazzi di città, chiese, ecc.).

Di tutti questi manufatti il libro individua il tessuto connettivo storico-critico. Dei principali e meglio conservati allinea una serie di schede specifiche. Esso indaga sui rapporti architettura-città ed architettura tessuto sociale secondo un metodo storiografico che concilia l’apprezzamento dei valori formali con la ricerca delle componenti storiche che tali valori giustificano e illuminano. Esso studia inoltre il rapporto tra le opere e gli autori, questi ultimi spesso individuati nella folla di artisti ed artigiani che coralmente agirono entro la unificante volontà d’arte del tempo. Vi è anche affrontato il controverso problema della reale incidenza della prima cultura rinascimentale italiana nell’arte siciliana che, al pari di altre culture europee, accettò di quella cultura soprattutto i valori umanistici e letterari non rinunciando alla propria identità.

L’autore si è trovato di fronte ad un campo d’indagine quasi del tutto inesplorato tanto nella sua reale dimensione storica quanto nella consistenza delle sue testimonianze. Questo studio vuole pertanto essere il primo e fondamentale contributo a tale viaggio esplorativo. Per il lettore non specialista il libro apre alla sorpresa e al godimento di un patrimonio d’arte sostanzialmente insospettato e tuttavia fortemente accattivante. L’interesse del lettore può essere anche sollecitato dalla forma piana e chiara della scrittura.

 

Giuseppe Bellafiore è autore di numerosi volumi nei quali è stata riconsiderata, talvolta in modo radicale, la storia dell’arte in Sicilia. Ne “La Maniera italiana in Sicilia” egli ha delineato le caratteristiche essenziali di un fondamentale periodo della civiltà artistica siciliana, quello che vide, nella seconda metà del Cinquecento, l’allineamento della cultura siciliana a quella del continente italiano. Nei volumi “La cattedrale di Palermo” e “La Zisa di Palermo” e in numerosi saggi ha sottoposto a revisione critica la letteratura relativa all’arte delle età islamica e normanna in Sicilia riscoprendone la identità in termini di concretezza storica e culturale. Un profilo dell’arte in Sicilia tra il IX e il XVI secolo è tracciato nel volume “Dall’Islam alla Maniera” mentre ne “La civiltà artistica della Sicilia” viene analiticamente inventariato il patrimonio artistico siciliano dalle origini ai nostri giorni.

Anno

1984

Edizione

prima

Formato

27,4 x 21,8 cm

Pagine

338

Peso

1482 gr

Autore

Giuseppe Bellafiore

Editore

Italia Nostra

Copyright

Giuseppe Bellafiore

Illustrazioni

216 fotografie bianco nero

Copertina

rigida

Interno

bianco nero su carta avorio

Lingua

Italiano

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